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Analisi partita: sono solo numeri – Pt.3

L’analisi di Roma-Inter: questione di modulo?

Nei primi due articoli Sono solo numeri – parte 1 e Sono solo numeri – parte 2” ho sostenuto la tesi che il sistema di gioco, espresso con i classici numeri (1-4-3-3, 1-3-5-2 etc) fosse solamente accessorio rispetto a quella che potremmo definire come filosofia di gioco, ovvero i principi che governano l’idea di gioco della squadra.

Ma prendiamo un esempio fresco, ciò che è successo nell’anticipo domenicale tra Roma e Inter. Se è vero che i numeri contano poco, perché ci sono state tutte queste polemiche e discussioni (non solo tra i tifosi, ma anche tra gli addetti ai lavori) per il passaggio di Conte dall’1-3-5-2 all’1-5-4-1 con l’uscita di Lautaro e l’ingresso di Perisic? Conte, durante l’intervista post-partita ha spiegato i motivi dei cambi: stanchezza dei giocatori sostituiti, inserimento di giocatori più alti e prestanti per contrastare meglio su cross e calci d’angolo (n.b. ironia della sorte, il gol è arrivato proprio da un colpo di testa). Chi era davanti alla tv a vedere la partita avrà notato che già da qualche minuto Lautaro in fase di non possesso scendeva in linea con Vidal, Brozovic e Barella. L’Inter disegnata da Conte per i 20 minuti finali pertanto prevedeva una scissione netta tra fase di possesso e fase di non possesso: in impostazione, Lautaro prima e Perisic poi, salivano a far coppia con Lukaku e a ristabilire il classico 1-3-5-2, mentre con palla nei piedi dei giocatori della Roma, la seconda punta non pressava alto ma doveva velocemente rientrare a fianco dei centrocampisti, formando così una linea di quattro, con un attendista 1-5-4-1.

A mio parere il problema vero di questa mossa dell’allenatore non va letta nei numeri né nella scelta dei giocatori inseriti (e.g. Gagliardini e non Sensi, Perisic e non Sanchez), frutto di una mossa non illogica. In vantaggio di un gol contro una squadra fisica come la Roma, coprirsi e aumentare il più possibili muscoli e centimetri poteva sicuramente avere un senso pratico. E allora perché ciò che si è visto è stata simile ad una resa totale, un mettersi in balìa della squadra avversaria?

I numeri sono accessori, ciò che importa è la filosofia di gioco, è proprio questo il motivo. Da quello che ho potuto vedere sono due le mosse che hanno prodotto questo “auto” scacco matto:

  • uno, la mancanza di una seconda punta (quando l’Inter era senza palla) vicino ad uno stanco Lukaku ha permesso ai due braccetti difensivi della Roma di sentirsi più liberi di spingere e accompagnare la manovra, liberando così un uomo in più tra linee dell’Inter, che andava a ritrovarsi comunque in inferiorità numerica sulla catena esterna;
  • due, senza più un giocatore centrale a chiudere le linee di passaggio, i due centrocampisti centrali faticavano a schermare il passaggio per Dzeko e per le due mezzepunte romaniste.

La lettura di una partita non è un’arte semplice. Prendere delle scelte che modificano le posizioni in campo durante la gara è sempre rischioso ed espongono l’allenatore alla gogna: un cambio azzeccato e si esalta il mister, con un cambio sbagliato invece sei finito. A posteriori è facile analizzare e notare gli aspetti sopra descritti, farlo durante la partita non è così semplice come può sembrare. L’unico appunto che si potrebbe fare è che un mister, quando è in partita e gioca come uno scacchista a muovere le pedine in campo, dovrebbe anche ricordarsi e imparare dal passato: se la sua squadra ha già dato segnali, in altre gare, che con uno schieramento più coperto e senza due riferimenti offensivi per delle rapide ripartenze non si esprime al meglio, forse riproporlo ancora può non essere la migliore idea per portare a casa una partita sofferta.

Per concludere l’analisi del match con la tesi del ciclo di articoli “Sono solo numeri”. Non credo che gli ultimi disastrosi minuti dell’Inter siano imputabili al modulo 1-5-4-1 in luogo dell’1-3-5-2 bensì darei la “colpa” al tradimento di alcuni principi che hanno reso l’Inter di Conte la squadra che si è ammirata nei primi 20’-25’ della ripresa: due punte vicine che impegnino i difensori avversari, rapide ripartenze, zona centrale di centrocampo ben presidiata, utilizzo dell’ampiezza per attaccare con rapide folate.

Andrea Rigatuso

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