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Atteggiamento difensivo: proposte alternative Pt.2

Nella prima parte di questo articolo si è introdotta la possibilità di utilizzare una rudimentale forma di video analisi per insegnare e far comprendere ai ragazzi il “pensiero difensivo”, osservando alcuni vantaggi e svantaggi di questa metodologia. Qui vorrei dare un esempio pratico e reale di come procedere.

Primo passo: Riprendere la partita. Attraverso una strumentazione basica (treppiedi e videocamera) posiziono l’apparecchiatura sugli spalti, nel punto a me più congeniale. Infatti non voglio una ripresa a livello di club professionistici di Serie A, mi interessa però che ciò che voglio riprendere sia ben visibile. In questo caso, mi interessa la fase difensiva, pertanto posiziono la telecamera in un punto in cui possa vedere con chiarezza una metà-campo. Se avete un vice o un collaboratore stretto sarà più semplice: potrà rimanere in tribuna a gestire la telecamera, così facendo sarà in grado anche di girarla, zoomare o allargare il campo in base alle necessità. Altrimenti, io solitamente chiedo la collaborazione di un genitore che si offra di schiacciare play e stop, controllando che la telecamera registri.

Secondo passo: Caricare sul PC ed analizzare gli aspetti che interessano. Questo secondo passaggio è più complicato per chi non è abituato, richiede sia un minimo di capacità tecnologiche sia capacità di analisi tecnico-tattiche. Per quanto mi riguarda utilizzo un software semplice e intuitivo, e soprattutto gratuito: l’offerta sul web è davvero ampia. Per i più “smanettoni” è possibile fare frecce, cerchi e scritte, per chi è meno avvezzo un ritaglio corretto sarà più che sufficiente per trasmettere le idee ai ragazzi. Proprio qui viene fuori la capacità dell’allenatore: saper vedere l’episodio chiaro e aderente con la teoria che si vuole trasmettere non è sempre così immediato. Io ho avuto la fortuna di avere ottimi maestri, in particolare, sotto questo aspetto, l’I-Trainer Matteo Camoni, collaboratore di Massimo De Paoli nel corso sulla Metodologia d’allenamento.

Terzo passo: Mostrare, spiegare e mettere in pratica. Una volta ritagliato ed evidenziato il comportamento da voler mostrare, si passa all’effettiva esibizione. Qui ci possono essere varie modalità e dipendono principalmente dal gruppo-squadra con il quale si ha che fare: mostrare e spiegare lo spezzone video a tutto il gruppo riunito, isolare il singolo o il sottogruppo pre- o post-allenamento, inviare su smartphone nel gruppo o ai singoli e parlarne in un secondo momento…: le possibilità sono tante, l’importante è centrare la comunicazione corretta. Inoltre, come detto nel precedente articolo, è importante selezionare e alternare il comportamento da analizzare: mostrare sempre e soltanto errori può far perdere fiducia, così come mostrare sempre e solo giocate corrette rischia di far perdere la giusta concentrazione. Per la mia esperienza, ho trovato utile mostrare dapprima un errore e poi cercare lo stesso comportamento eseguito correttamente la volta successiva: in questo modo anche la sicurezza nei propri mezzi e la fiducia nel lavoro del ragazzo ne risultano rafforzate. L’ultimo step sarà quindi riportare il tutto sul campo: ci possono essere chiaramente varie proposte, dall’analitico al situazionale, dall’attività senza palla al globale, ma quello  che sicuramente non deve mancare è il feedback verbale dell’allenatore sull’aspetto che si è analizzato con il ragazzo o con il gruppo: un richiamo ad una maggiore attenzione al suddetto aspetto o un complimenti reiterato per averlo messo in pratica, possono davvero fare la differenza.

Nella terza ed ultima parte su questo argomento, andremo nello specifico del dettaglio tecnico.

Continua a leggere: Atteggiamento difensivo: proposte alternative – Pt. 3

Andrea Rigatuso

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