Seguici su

Hi, what are you looking for?

Total Football Italia

Mission

Campanilismo all’italiana

Campanilismo tipico del nostro (Bel) paese…anche nel calcio.

Ho iniziato ad allenare in Brianza, dove sono nato e cresciuto, per poi spostarmi a Milano e iniziare a viaggiare per il mondo e, grazie al mio lavoro, scoprire luoghi, usi, costumi diversi, e così capire che si poteva uscire dall’orticello della solita cerchia di amici di paese (che comunque restano sempre) facendo ciò che più mi piace: utilizzare il gioco del calcio come strumento d’educazione.

Il titolo che ho scelto per questo secondo articolo credo racchiuda proprio uno dei principali problemi che affligge il calcio dilettantistico italiano: il campanilismo, tipico del nostro (Bel)paese.

Per campanilismo non intendo quella rivalità sana, bella, divertente che fa parte del folklore di paese, da nord a sud, ma di comportamenti stupidi, atti vili e non necessari che fanno il male oltre che delle società, soprattutto dei nostri protagonisti principali: i bambini.

Ricordo ancora le partite giocate con le squadre “vicine di casa” in Brianza, i compagni di classe nell’altra squadra, le emozioni provate, la tensione alle stelle, soprattutto per chi, come me, si trovava ad essere l’estremo difensore di quasi 18 metri quadri di porta, dove un errore è sempre fatale. Tutte sensazioni stupende che mi porto dentro ancora oggi, spesso però rovinate dall’eccesso e dalla maleducazione in generale, dalla questione “di vita o di morte” che accompagna certe partite e che non dovrebbe far parte dello sport in generale, soprattutto ai nostri livelli “dilettantistici”.

Anche perché la diretta conseguenza di certi ragionamenti erano alcune frasi del tipo “Vieni che da noi ti facciamo giocare” oppure “Ho sentito che non sei contento dove sei ora, da noi sarai sicuramente titolare”, fino ad arrivare a “quella società è uno schifo, noi ti promettiamo che…”. Ecco alcuni dei discorsi salienti che purtroppo bambini e ragazzi erano e sono costretti ad ascoltare da fantomatici allenatori o improvvisati direttori sportivi. Finte promesse fatte solo per attrarre uno o più bambini, singolarmente o in massa, da una società all’altra, fatte dall’allenatore “tuttofare”, presidente-direttore-manager o dettate da un vero e proprio dogma della società in questione.

L’idea del “rubare” i bambini per costruire “la propria squadra” formando una sorta di società nella società oppure una “manovra” avallata dalla società stessa per farsi bella davanti a… Chi? Perché? Per che cosa? Per strappare il talento del futuro che smetterà di giocare a calcio a 16 anni, rovinato dagli stessi addetti ai lavori a cui magari è stato impedito di crescere in società organizzate (professioniste) proprio per raggiungere certi scopi?

Forse per alzare un fantomatico tasso tecnico della squadra di un paese di 5000 abitanti a scapito di bambini che hanno come unico scopo quello di divertirsi con gli amici e imparare, si spera, qualcosa dai propri allenatori?

Credo fermamente che finché non ci sarà un vero cambiamento mentale e soprattutto pratico, reale, tangibile, attraverso i fatti e non le parole, non potremo mai crescere culturalmente e sportivamente.

Credo che il cambiamento debba venire dal singolo, tralasciando le difficoltà che si riscontrano nel partecipare ai corsi della Federazione: questi non possono cambiare in toto l’essenza di una persona né modellarne il pensiero. Sento spesso collegare il modus operandi sopra descritto ad un’abitudine dettata dall’età dell’allenatore, magari legato ancora troppo ad un calcio ormai arcaico e “superato”. Invece a volte sono proprio i giovani allenatori “esaltati” a comportarsi così: vedono in loro stessi dei professionisti e trattano di conseguenza i loro bambini come tali, sbagliando completamente approccio e spirito.

Dovremmo volerci bene di più, non solo quando si vincono i mondiali, ma in ogni frangente, ricordandoci che “lavoriamo” in e per società dilettantistiche al servizio della collettività e della comunità, ma soprattutto al servizio dei bambini e degli adolescenti, con una grande, grandissima responsabilità in tutto ciò che diciamo e facciamo dentro e anche fuori dal campo.

Questo non vuol dire rassegnarsi o credere di non potere crescere come allenatore, ma iniziare in primis a tirare fuori il meglio che abbiamo dai nostri ragazzi, bravi o meno bravi che siano: per utilizzare un parallelismo usato da Montali nel suo bellissimo libro “Scoiattoli e Tacchini”, dovremmo riuscire ad insegnare ad uno scoiattolo ad arrampicarsi più velocemente su di un albero e ad un tacchino a correre più agilmente, ben sapendo che un tacchino non potrà mai arrampicarsi su di un albero. Tradotto in parole semplici, cercare di migliorare il migliorabile in ogni ragazzo, tecnicamente, tatticamente, fisicamente e mentalmente, rispettandone le sue caratteristiche e la sua personalità.

Quindi, in definitiva, che cosa possiamo fare in pratica per migliorare tutto ciò?

Credo che sia molto semplice. Mettere davanti il bene dei ragazzi all’egocentrismo dell’allenatore, sentirsi parte di una comunità e quindi al servizio della stessa, prendere tutto con serietà, ma anche con serenità, eliminare invidie o astio nei confronti dei vicini di casa e soprattutto rispettare i ruoli e le regole: uscire dalla logica dell’allenatore tuttofare, presidente-direttore-manager, ma pensare di più a far crescere il materiale umano che si ha a disposizione, senza ricorrere a sotterfugi o a comportamenti sbagliati solo per vantarsi sui social di aver vinto un derby di paese. Rispettiamo i ruoli, cerchiamo di essere professionali, ma non professionisti, adottiamo un comportamento autorevole, ma non autoritario, formiamoci a 360° su diversi temi, non solo quelli sportivi: migliorando noi sicuramente aiuteremo i nostri bambini e i nostri ragazzi a trovare la loro strada attraverso lo sport e, per quanto mi riguarda, il bellissimo gioco del calcio.

Juri Monzani

Potrebbe interessarti anche: “(Saper) perdere è l’unica cosa che conta – Parte 1”.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbero piacerti anche questi articoli

L'analisi

Per tutti gli amanti del calcio, ed in particolare del calcio inglese come me, 26 Dicembre significa Boxing Day, ovvero una giornata intera di...

Spazio Mister

Come porsi degli obiettivi può migliorare le nostre performance

Mission

Gli obiettivi della nuova piattaforma creata dal team di Total Football.

Intervista

Simone Vargiolu ci racconta cosa significa fare il preparatore dei portieri in un settore giovanile dilettantistico