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Da Charles Reep alle milanesi: il bello del lancio lungo

Il lancio lungo può essere una strategia vincente, anche senza sottomettersi al “long ball game”.

Il calcio è un gioco che presenta continuamente “svariate situazioni da affrontare e decisioni da prendere. Ciò che conta è quale approccio di problem-solving si sceglie” (Fabian Seeger, 2019).

Nel 2013 il Settore Tecnico Figc ha evidenziato le tre strategie fondamentali in cui raggruppare l’infinità di giocate (individuali e collettive) che possono risolvere una situazione tattica in fase di possesso. Queste sono “attraversare”, “aggirare” e “scavalcare”. Non ne esiste una migliore dell’altra o più efficace in termini assoluti (situazioni infinite=soluzioni infinite).

Eppure negli anni ‘50 l’inglese Charles Reep arrivò ad una conclusione diversa.

Charles Reep (1904-2002) era un contabile della Royal Air Force ed è ritenuto il primo match analyst della storia. Già prima della Seconda Guerra Mondiale Reep era solito seguire la squadra di cui era tifoso, lo Swindon Town (oggi in Football League One), con un approccio prettamente statistico. Ma non si limitava alla sua squadra del cuore, infatti visionava diversi club ogni settimana, soprattutto l’Arsenal di Herbert Chapman (inventore del sistema WM).

Durante le partite si posizionava sugli spalti armato di matita e quaderno, per riempire quest’ultimo di appunti quantitativi su ciò che avveniva in campo.

Dopo la guerra riprese con ancora più passione la sua raccolta dati. Come spesso avviene per queste figure leggendarie, gli aneddoti su Reep si sprecano.

Il romanticismo di un uomo che, data l’assenza di impianti di illuminazione sulle tribune, si presentava sugli spalti con in testa l’elmetto da minatore per far luce sul quaderno, raccontato ai tempi della pay-per-view fa ancora più effetto.

Reep, dopo una noiosissima Swindon Town-Bristol, si irritò a tal punto per la quantità di azioni lente e inconcludenti, che ebbe un’epifania. Analizzando i dati da lui stesso raccolti, arrivò a queste conclusioni:

  • L’80% dei gol segnati nasceva da azioni con meno di 3 passaggi
  • La riconquista nei pressi dell’area avversaria quasi sempre si tramutava in gol
  • In media i giocatori sbagliavano 1 passaggio su 2 e la probabilità di successo diminuiva progressivamente nelle sequenze di più di 3 passaggi
  • In media una squadra segnava 1 gol ogni 9 tentativi

Queste conclusioni, e soprattutto il metodo che portò ad esse, furono rivoluzionarie e influenzarono per i successivi 50 anni il calcio britannico. In particolare la prima conclusione fu la base sulla quale si teorizzò il cosiddetto “long ball game”, ovvero un gioco veloce basato principalmente sul lancio lungo.

Nel corso degli anni questi numeri e la loro analisi sono stati superati e corretti in diversi punti. Infatti la raccolta dati di Reep (poi ingaggiato dal Brentford) aveva diverse lacune, sia pratiche (il momento di raccolta dati era del tutto artigianale) sia concettuali.

In particolare Reep non teneva minimamente in considerazione le caratteristiche delle squadre in campo e quelle contestuali, e inoltre non collegava l’analisi quantitativa a quella qualitativa. Ad esempio, come notò il giornalista e scrittore sportivo Jonathan Wilson, la percentuale di gol segnati su azioni con meno di 3 passaggi (80% secondo Reep) andrebbe comparata con la percentuale totale di azioni sviluppate con meno di 3 passaggi (circa il 90%, sempre secondo i dati di Reep), per capire che in realtà l’efficacia di quel tipo di giocata era tutt’altro che rilevante.

Ovviamente il “long ball game” prediligeva soluzioni di gioco quasi sempre raggruppabili nella strategia “scavalcare”.

In Europa, in diversi momenti storici, questa strategia è stata apprezzata e reinterpretata oppure mal vista ed evitata. Questo in primis per il sostanziale maggior fattore di casualità di una giocata a scavalcare, piuttosto di una giocata ad attraversare rasoterra o ad aggirare. In secundis perchè, come tutte le strategie di gioco, per essere efficace deve essere adatta ai giocatori da cui viene sfruttata. Non è un caso che questa teoria sia stata assorbita, oltre che dai britannici, soprattutto dai campionati scandinavi, divisioni che vantano tantissimi attaccanti di enorme struttura fisica.

Fino a pochi anni fa il calcio europeo ha vissuto una vera e propria ostracizzazione della strategia “scavalcare, considerata da molti come una strategia poco efficace, casuale e antiestetica. Negli ultimi anni, invece, c’è stata una rivalutazione di questa strategia, considerata finalmente una soluzione parimenti efficace alle altre due, a seconda della situazione, dei giocatori e del contesto di gioco.

Una bella prova di questa rivalutazione arriva proprio dalla nostra Serie A. Dopo diversi anni è tornata la rivalità per il primo posto tra i due club milanesi, Milan e Inter, allenati rispettivamente da Stefano Pioli e Antonio Conte. Recentemente, nonostante entrambi i tecnici abbiano filosofie e princìpi di gioco differenti, entrambe le squadre hanno segnato gol decisivi utilizzando al meglio la strategia “scavalcare”.

In particolare nella 18esima giornata di campionato, entrambe le squadre hanno segnato il secondo gol proprio scavalcando la difesa avversaria con un lancio lungo. Il Milan contro il Cagliari, con un gran lancio di Calabria per Ibrahimovic, che ha segnato di sinistro senza neanche bisogno di controllare la palla. L’Inter, invece, nel big match contro la Juventus, grazie ad un ottimo passaggio lungo di Bastoni per l’inserimento di Barella, che ha colto totalmente impreparata la difesa bianconera.

Questo è un bell’esempio di come le filosofie di gioco degli allenatori possano essere una guida per i giocatori in campo, anche senza privarsi o privarli di soluzioni possibili ed efficaci, come può essere un lancio lungo ben fatto.

Gianluca Raspatelli

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