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I passaggi non sono tutti uguali: i key pass

La differenza sostanziale tra possesso palla e passaggi chiave.

All’inizio dello scorso decennio, complice l’epopea del Barcellona di Guardiola, ci siamo abituati a sentir parlare continuamente di dati statistici come la percentuale di possesso palla e il numero di passaggi eseguiti in un match o nella singola azione. All’improvviso, dalla Serie A alle categorie dilettantistiche, sono comparsi tentativi evidentemente esasperati (e talvolta, a causa del livello, anche comici) di possesso palla finalizzato solo e unicamente a scimmiottare il cosiddetto tiki-taka.

Negli ultimi anni questo ciclo, come prevedibile, è andato piano piano scemando. Ciò non toglie che quel modo di giocare abbia cambiato e influenzato il mondo del calcio a livello europeo.

Il problema principale di quello stile di gioco è che la sua lettura dal punto di vista statistico è stata fraintesa. Dati statistici come il possesso palla e, soprattutto, il numero di passaggi eseguiti, dicono poco rispetto all’Indice di pericolosità di una squadra. Quante volte, infatti, negli ultimi anni abbiamo sentito, a tutti i livelli, allenatori giustificare le sconfitte con risposte riguardanti il possesso palla?

Per questo poco sopra ho utilizzato il termine “scimmiottare”. Perché all’interno di quei minuti di possesso palla veniva data la somma importanza al passaggio, ma senza considerare un fattore fondamentale: i passaggi non sono tutti uguali.

Partendo da questa considerazione, nell’analisi statistica della fase di possesso ci si è posti il problema di dare un “peso”, un’importanza, ai diversi passaggi eseguiti. In tal senso è stato ideato il concetto di Key Pass, o Passaggio Chiave.

Il Key Pass è un passaggio che apporta un contributo significativo allo sviluppo dell’azione d’attacco. Si intendono come Key Pass le verticalizzazioni, i cambi gioco che smarcano un compagno dietro una linea di difesa avversaria, gli assist (passaggio prima del tiro) e i third pass (passaggio prima dell’assist).

In questo modo risulta evidente come il solo dato riferito al possesso palla perda di importanza nella lettura di una singola prestazione o di una serie di partite. Infatti è indicativo solo se messo in relazione col numero di passaggi eseguiti e, soprattutto, col peso tattico che hanno avuto questi passaggi.

Esempio

Nella stagione 2015/2016, per tornare ad una stagione in cui l’influenza del tiki-taka era ancora forte in Europa (l’anno prima il Barcellona vinse la sua quinta Champions League), seppur verso la fase calante del suo ciclo, la Serie A fu vinta dalla Juventus di Allegri. Secondo in classifica arrivò il Napoli di Sarri e terza la Roma tra Garcia e il ritorno di Spalletti.

Sorvolando sulla Juventus, che aveva perso Pirlo e ruotava spesso gli interpreti a centrocampo, prendiamo in analisi le prestazioni dei registi della seconda e della terza classificata: Jorginho (Napoli) e Pjanic (Roma). Questi due giocatori di grande tecnica erano i metronomi delle rispettive squadre. Jorginho in quella stagione ha eseguito una media di 102 passaggi a partita (primo in Serie A), mentre Pjanic appena 65 (decimo).

La differenza tra questi due dati potrebbe sembrare quella tra il regista di una squadra di Champions e quello di una che lotta per non retrocedere. Eppure quell’anno la Roma arrivò ad appena 2 punti dal Napoli.

Questo perché, come detto, il dato relativo ai passaggi effettuati di per sé dice poco. Infatti considerando i Key Pass, e perciò andando ad attribuire a quei passaggi un’importanza in chiave tattica, scopriamo che Jorginho resta in testa alla classifica con 6,7 passaggi chiave a partita, ma Pjanic passa dal decimo al secondo posto, con 6 passaggi chiave a partita.

Questo significa che dei 102 passaggi a partita di Jorginho, solo 6,7 davano un contributo significativo allo sviluppo dell’azione offensiva, mentre quasi 1 passaggio su 10 di Pjanic era un passaggio chiave.

Gianluca Raspatelli

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 Foto: calcio.fanpage

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