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Il ruolo della mezzala: il centrocampo perfetto esiste? – Pt.1

Guida ai criteri di selezione del centrocampo secondo parametri morfologici.

La categorizzazione proposta in Il ruolo della mezzala: le tipologie di diverse tipologie di mezzala prevede:

  • Mezzala tecnica
  • Mezzala di inserimento
  • Mezzala fisica

Ma, come detto, altrettanto importante è la complementarietà di caratteristiche con gli altri due componenti del centrocampo: l’altra mezzala e il vertice basso.

Ragionando per estremi, un centrocampo formato da due mezzali tecniche e un regista potrebbe avere grossi problemi in fase di riconquista. Così come una mezzala fisica, una di inserimento e davanti alla difesa un rubapalloni potrebbero faticare a costruire dal basso con qualità.

Dunque, quando un allenatore decide il centrocampo da schierare o un direttore sportivo sceglie un centrocampista per completare il reparto, per avere il risultato più efficace non può limitarsi a tener conto solo del valore assoluto del giocatore, ma dovrebbe considerare anche la complementarietà delle sue caratteristiche con gli altri componenti del reparto.

Per fare ciò si possono tenere da conto un’infinità di criteri di selezione. Ciò che attribuisce più o meno importanza a un criterio di selezione piuttosto che a un altro sarà soprattutto l’inclinazione e la filosofia dell’allenatore o della società.

Il primo criterio di selezione del centrocampo che prenderemo in analisi è quello fisico-antropometrico. Spesso, per quanto riguarda la struttura fisica dei giocatori, nel mondo dilettantistico i parametri osservati maggiormente sono altezza e peso. Per quanto queste due grandezze già ci diano un’idea di massima, sarebbe meglio affiancarle ad altre considerazioni riguardanti la sua morfologia. La categorizzazione strutturale più utilizzata in Italia è, appunto, quella morfologica:

  • Brevitipo: arti inferiori più corti rispetto ai superiori, statura sotto la media, rapporto tronco/arti elevato, solitamente giocatori rapidi ed esplosivi (esempi: Bennacer, Barella, Arthur)
  • Longitipo: arti superiori e inferiori lunghi rispetto al tronco, statura sopra la media, solitamente giocatori dotati nel gioco aereo (esempi: Milinkovic-Savic, Gagliardini, Rabiot)
  • Normotipo: rapporto tronco/arti nella media, statura nella media, struttura fisica armonica (esempi: Freuler, Luis Alberto, Zielinski)

Questa ovviamente è una suddivisione grossolana, infatti sono state individuate diverse sottocategorie, eppure ci dà già un’idea di come selezionare un centrocampo morfologicamente equilibrato, completo e, soprattutto, funzionale alla filosofia dell’allenatore.

Infatti nel calcio non esistono combinazioni ideali che garantiscono la vittoria (il centrocampo perfetto non esiste), ma solo complementarietà più o meno funzionali tra idee dell’allenatore e caratteristiche dei giocatori. Altrimenti sarebbe facile, almeno dal punto di vista delle caratteristiche morfologiche, cercare di comporre sempre un centrocampo con un brevitipo, un longitipo e un normotipo.

Invece, tralasciando momentaneamente le caratteristiche tecniche e le attitudini tattiche dei giocatori, difficilmente ci capiterà di osservare un centrocampo perfettamente complementare dal punto di vista fisico. Perchè?

Come già anticipato, semplicemente perchè ogni allenatore ha una sua idea di gioco. Un mister che non dà grande importanza alla costruzione dal basso e predilige il rinvio lungo e il dominio sulle palle aeree, difficilmente potrà avere successo con un centrocampo di brevitipi e normotipi.

Molto spesso però, soprattutto nel calcio dilettantistico, il rapporto tra idea dell’allenatore e struttura morfologica dei centrocampisti è da invertire. Di conseguenza sarà l’allenatore a doversi adattare efficacemente ai centrocampisti che si ritrova in rosa. Anzi, la capacità di adattamento è diventata un requisito sempre più apprezzato e vincente anche ai massimi livelli.

Dunque, per seguire l’esempio fatto prima, se quell’allenatore che ha sempre considerato poco la costruzione dal basso e prediletto il rinvio lungo, dovesse trovarsi ad allenare una rosa con centrocampisti principalmente brevitipi, dovrebbe avere la saggezza e l’elasticità (senza necessariamente snaturarsi) di adattarsi al gruppo che allena. 

Ciò che si può concludere, in generale, è che sul piano morfologico le estremizzazioni quasi mai sono una scelta vincente nella composizione del centrocampo. Per quanto un allenatore voglia seguire una filosofia piuttosto che un’altra, la complementarietà morfologica è una delle chiavi per trovare l’equilibrio vincente. Ad esempio, Guardiola ai tempi del Barcellona, passato alla storia per il tiki-taka, nella composizione del centrocampo, oltre ai due brevitipi Iniesta e Xavi, come terza colonna portante ha optato per il longitipo Busquets.

Eppure nella storia del calcio ci sono stati reparti di centrocampo che sono riusciti a vincere anche se del tutto squilibrati dal punto di vista morfologico. Perchè? Ovviamente perchè, come detto, quello morfologico non è l’unico criterio di selezione per un centrocampo vincente.

Gianluca Raspatelli

Potrebbe interessarti anche: “Il ruolo della mezzala: le caratteristiche in zona offensiva”.

Foto: Transfermarkt

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