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Ogni protesta è un’occasione persa: lezione dalla Premier League

Breve guida su come insegnare a non discutere le decisioni arbitrali.

L’1 gennaio il Manchester United ha battuto l’Aston Villa per 2 a 1 agganciando il Liverpool in testa alla classifica della Premier League. Quella dell’immagine proposta è la situazione da cui nasce il gol segnato dall’Aston Villa.

Come si può vedere, tutto inizia da un fallo fischiato in favore dei Villans sulla sinistra della metà campo offensiva.

Mentre due giocatori dei padroni di casa (Rashford e Martial) vanno in modo abbastanza pigro a protestare col direttore di gara per la punizione assegnata, Grealish si smarca subito in ampiezza e McGinn batte velocemente passandogli la palla. Il Manchester non fa in tempo a ricomporsi e permette a Grealish di crossare sul secondo palo per Traorè, che tutto solo conclude in rete.

Molto spesso, anche nel calcio giovanile e dilettantistico, ci si imbatte in partite continuamente interrotte da proteste e recriminazioni con l’arbitro. Questo è un problema che una volta riguardava solo i più grandi, mentre ormai interessa anche categorie di ragazzi sempre più giovani. A mio avviso è proprio nelle categorie giovanili che bisognerebbe far capire quanto questo tipo di atteggiamento sia sbagliato e controproducente.

Ma come?

Quasi sempre, quando si affronta il problema, la frase più ricorrente che si sente è: “Eh per forza, imitano i giocatori di Serie A…”.

Questa frase mi ha sempre molto infastidito, in parte perchè suona spesso come una giustificazione, ma soprattutto perchè sembra non prevedere nè una soluzione nè una ricerca di essa.

Sicuramente c’è una buona parte di verità sulla propensione da parte dei bambini e dei ragazzi all’emulazione (andrebbe poi capito quanto dei giocatori di Serie A e quanto degli adulti con cui guardano le partite), ma per me è inconcepibile che l’analisi di questo fenomeno, che caratterizza così tanto le nostre partite, si fermi a questa considerazione.

La categoria in cui per la prima volta i ragazzi hanno a che fare con l’arbitro, anche se non federale, è la categoria Esordienti, ed è proprio da questa categoria che secondo me bisognerebbe iniziare ad affrontare attivamente questo problema.

Solitamente si tenta di risolverlo dapprima con lunghi discorsi educativi, talvolta con l’ausilio dei genitori, sul rispetto e sulla sportività, poi, quando il problema si ripresenta, con delle punizioni. Entrambe queste fasi hanno una loro sensatezza, seppur spesso rivedibili nelle modalità applicate (vedi infiniti monologhi ai limiti della logorrea, cattivo esempio da parte del mister stesso o punizioni diseducative).

Eppure mi sono sempre chiesto, in aggiunta alle modalità più canoniche, perchè non si applichi un semplice principio di utilità. In pratica spiegare ai ragazzi che, oltre a motivazioni etiche, esistono anche delle motivazioni pratiche per evitare una recriminazione: non solo “protestare è sbagliato”, ma anche “protestare non serve”. Non serve perchè di sicuro non farà cambiare idea al direttore di gara, ma soprattutto non serve ai fini della partita.

Ogni decisione dell’arbitro a favore, anche nella metà campo difensiva, può essere un’opportunità per cogliere impreparata la difesa avversaria e creare un’azione pericolosa. Allo stesso modo ogni decisione contro può essere un potenziale rischio se non si reagisce e organizza con rapidità.

Questa ulteriore motivazione, seppur banale, va a toccare corde molto più sensibili nella mente dei ragazzi, ovviamente senza mettere in secondo piano le fondamentali ed educative motivazioni etiche.

Dunque, appurata la propensione a emulare i grandi idoli del professionismo, perchè non dimostrare ai ragazzi questa tesi proprio con le loro immagini?

L’immagine proposta è un esempio perfetto di come due giocatori (Martial e Rashford) abbiano preferito deconcentrarsi dal gioco per andare a lamentarsi col direttore di gara, mentre i due giocatori avversari (McGinn e Grealish) abbiano approfittato di questo comportamento per segnare il gol del momentaneo pareggio. Tempo totale impiegato per far capire il messaggio ai ragazzi: 8 secondi di video.

Le considerazioni sull’esempio negativo che arriva dai professionisti possono anche essere vere, ma sono considerazioni che giustificano e non educano. Per educare è più utile “combattere” le immagini diseducative con immagini educative.

Gianluca Raspatelli

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