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Serie A, esonerato Liverani: alla ricerca del rombo perduto Pt.2

Lo strano caso del 1-4-3-1-2, ormai totalmente scomparso dalla Serie A.

Partiamo dall’ultima domanda che ci siamo posti: perchè il 1-4-3-1-2 si è diffuso così in Italia?

Il centrocampo a rombo di interpretazione moderna nasce in Italia proprio per venire incontro alle caratteristiche dei giocatori della nostra penisola. Tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio degli anni 2000 il panorama tecnico italiano presentava una grande quantità di punte, trequartisti e registi di ottima qualità. Di contro, c’era una preoccupante scarsità di esterni d’attacco rapidi e bravi nell’uno contro uno. Una situazione simile riguardava negli stessi anni la Spagna.

La risposta degli acuti tecnici italiani fu di costruire un sistema di gioco basato sul classico 1-4-4-2, ma con i due centrocampisti centrali molto scaglionati e gli esterni più stretti, oppure con un esterno che inizialmente partisse largo per poi ricevere palla sempre centralmente tra la linee. Il risultato fu il centrocampo a rombo.

I massimi esempi sono il Milan di Carlo Ancelotti (Pirlo regista, prima Rui Costa e poi Kakà trequartista e due mezzali) e, soprattutto, l’Italia Campione del Mondo nel 2006 di Marcello Lippi (spesso schierata come 1-4-4-1-1 per la fase di non possesso, ma in realtà sempre con l’accentramento in trequarti di uno tra Camoranesi e Perrotta).

Dunque, secondo questa ricostruzione, si tratta di un modulo pensato da diversi allenatori per adeguarsi ad una situazione di difficoltà. Questo è un modo di ragionare molto interessante: partire da una mancanza e adeguarsi a essa in modo che diventi un’opportunità.

Ma ciò è stato possibile perchè il modo di ragionare degli allenatori prevedeva dei concetti e dei princìpi cardine, che sicuramente identificano i mister molto di più dei numeri, ma anche la capacità di plasmarli sulle caratteristiche dei giocatori a disposizione.

Capìta la nascita, appare evidente la prima motivazione principale della scomparsa. Il panorama calcistico italiano è cambiato: sono quasi scomparsi i trequartisti e, anche grazie al mercato con l’estero, sono incredibilmente aumentati gli esterni offensivi.

Torniamo agli esempi fallimentari citati di Giampaolo al Milan, Sarri alla Juve e Liverani al Parma.

Il primo si ritrovò una squadra con Biglia unico regista in rosa e diversi esterni come Suso, Castillejo, Borini, Leao e Bonaventura. Calhanoglu, forse unico trequartista di ruolo, era stato provato solo come mezzala sinistra. Giampaolo adattò Suso al ruolo (più volte provato, mai con successo) di trequartista. Il progetto tattico è durato un’estate, con esperimenti ai limiti della fantascienza (da Borini mezzala a Castillejo punta centrale), e un’ora abbondante della prima partita di campionato contro l’Udinese (persa per 1 a 0). Da lì ritorno al 1-4-3-3 dell’ex Gattuso e l’esonero a ottobre.

Col Torino la storia non è stata poi così diversa, con Tomas Rincòn come unico regista in rosa e Verdi o Lukic adattati a trequartisti. La speranza è che stavolta il recente passaggio al 1-3-5-2 gli porti più fortuna.

Sarri provò inizialmente a lavorare sul centrocampo a rombo con un regista puro, Miralem Pjanic, ma con neanche un trequartista in rosa. In quel ruolo furono adattati in tempi diversi  una miriade di giocatori di altri ruoli (tra i quali Bernardeschi, Dybala, Ramsey e Bentancur). Infine si arrese a passare al tridente, anche per mettere nella sua posizione un giocatore decisivo come Cristiano Ronaldo.

Liverani al Parma ha una storia molto simile. Unico regista in rosa Gaston Brugman (provato in sua assenza Hernani), giocatore più importante del Parma Gervinho, esterno d’attacco rapido e veloce, e nessun trequartista di ruolo (quello schierato più volte è stato Juraj Kucka, ovviamente adattato) se non il giovane Juan Brunetta, acquistato a fine mercato e ritenuto ancora inaffidabile (appena 6 presenze).

Sia chiaro, come spiegato in Sono solo numeri Pt.1”, i numeri dei moduli molto spesso lasciano il tempo che trovano. Ciò che conta sono i movimenti, le richieste e la filosofia di gioco proposta dal mister.

E infatti non è un caso che abbia usato i termini “regista” e “trequartista”, invece di ruoli di posizione con attitudine indefinita come “centrocampista offensivo/difensivo” o “vertice alto/basso”. Questi tre allenatori volevano in campo proprio un “regista” e un “trequartista”, con tutte le caratteristiche tecnico-tattiche e le attitudini che queste parole comportano. Il problema è che uno dei due ruoli in squadra mancava sempre, parallelamente a una copiosa presenza di esterni d’attacco.

Purtroppo arrivare in una squadra con le idee chiare su quello che bisogna fare, ma senza fare i conti coi giocatori che ci sono in rosa, può essere fatale. E anche accorgendosene, può essere troppo tardi.

Eppure, a mio avviso, c’è un altro fattore tattico che ha portato alla momentanea estinzione in Italia del centrocampo a rombo.

Andiamo ad scoprirlo in “Serie A, esonerato Liverani: alla ricerca del rombo perduto Pt.3

Gianluca Raspatelli

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