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Intervista

Simone Vargiolu: allenare i giovani portieri

Simone Vargiolu ci racconta cosa significa fare il preparatore dei portieri in un settore giovanile dilettantistico

Spinti dalla voglia di approfondire l’importanza del ruolo del preparatore dei portieri, specialmente in ambito dilettantistico, abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con Simone Vargiolu, tecnico con esperienza ormai decennale nel settore. 

CIAO SIMONE, DA QUANTO TEMPO SVOLGI IL RUOLO DI PREPARATORE DEI PORTIERI?

Faccio il preparatore dei portieri ormai dal 2010. Da 2 anni sono approdato alla Macallesi, società dove io stesso ho iniziato a giocare come portiere. Attualmente alleno i portieri della pre-agonistica.

NELLA TUA PROGRAMMAZIONE ANNUALE, CHE OBIETTIVI TECNICI TI PONI PER I PORTIERI DELLE VARIE CATEGORIE?

Con i più piccoli lavoro molto sulle nozioni della presa e della tecnica del tuffo (meglio colmare subito le lacune sulla parte debole). Una cosa fondamentale è fare in modo che imparino giocando, divertendosi e usando sempre il pallone.

Coi portieri un po’ più grandi, oltre a consolidare il lavoro tecnico svolto precedentemente, inserisco diverse proposte sulla posizione e sul tiro in porta. Più si avvicinano all’agonistica, più aumentano le attività che si focalizzano sul momento partita, aggiungendo anche uscite alte (lettura delle traiettorie), barriere e lavorando psicologicamente sull’interpretazione del ruolo, in modo da responsabilizzarli mentalmente verso la partita.

E OBIETTIVI MOTORIO-COORDINATIVI?

Ovviamente il mondo motorio-coordinativo è parte portante per questo ruolo, perché ogni gesto tecnico, da una presa efficace a un buon rinvio, è frutto di una buona coordinazione. Principalmente con i piccoli lavoro sugli appoggi, sulla capacità di reazione, di combinazione (arti inferiori e arti superiori) e oculo-muscolare.

Un mio obiettivo è di usare comunque sempre tanto l’attrezzo, il pallone, al fine di migliorare l’uso di braccia, mani e piedi sempre in maniera più omogenea, armonica e funzionale allo sport che stanno svolgendo.

NEL MONDO DEL CALCIO LA FIGURA DEL PORTIERE È CAMBIATA MOLTO NEGLI ULTIMI 2 DECENNI. QUESTO CAMBIAMENTO IN CHE MODO INFLUENZA IL TUO LAVORO SUI PORTIERI IN PRE AGONISTICA?

Credo che la differenza paradossalmente la sentano di più i bambini. Infatti ogni 2 anni cambiano campo e porta, sempre di dimensioni più grandi. A differenza mia, che a 8 anni ero già nella porta a 11, loro cambiano parametri spaziali ogni biennio. Questo sicuramente da un certo punto di vista gli è d’aiuto, in quanto le misure si avvicinano gradualmente a quelle dell’agonistica, invece che tutto d’un colpo. Però li mette anche davanti alla sfida di doversi adattare più volte a nuove grandezze.

Secondo me tutto ciò condiziona un po’ il lavoro, ma con il tempo trovano sempre la giusta percezione. Ad ogni modo io continuo ad insegnare la tecnica, la giusta posizione e le corrette posture a prescindere dal campo in cui devono giocare. Al massimo cambio leggermente gli spazi dei lavori che propongo, ma non perché al sabato la porta è diversa, bensì per andare incontro alle esigenze della crescita.

A parere mio almeno l’ultimo semestre di Esordienti sarebbe importante allenare i ragazzi di 12 anni già nella porta a 11. In questo caso, infatti, gli si permette un ingresso in agonistica molto più agevole.

Non dimentichiamo un altro aspetto fondamentale, ovvero che il portiere ormai gioca molto con i piedi, almeno 5/6 metri lontano dalla linea di porta. Per questo già fin da piccoli curo molto questo aspetto, facilitato anche dai campi sintetici di adesso. Ora, ancora più di prima, è importante che i portierini facciamo tanti lavori di tecnica di base, esattamente come i loro compagni.

CI FAI UN ESEMPIO DI LAVORO CHE ORA PROPONI CON FREQUENZA E MAGARI 10 ANNI FA AVRESTI PROPOSTO DI RADO ADDIRITTURA NON AVRESTI PROPOSTO?

Senza voler essere banale, credo che la rete di rimbalzo a mano usata per riflessi, traiettoria e reattività sia un mezzo di allenamento completo e anche divertente. Io la utilizzo spesso, agevolato anche dal fatto che sul sintetico puoi permetterti 10/15 tuffi in più rispetto ad un campo in terra battuta.

Rispetto a come ci si allenava in passato, ovviamente (e per fortuna) si vedono sempre meno giri di campo senza obiettivi, se non forse quello aerobico. Infatti con me si corre pochissimo, preferisco che i lavori siano funzionali.

IN CHE MODO PROGRAMMI LA SETTIMANA DI LAVORO? E IL LAVORO SUL LUNGO PERIODO?

Avendo il campo di gioco non lontano da casa, spesso riesco a vedere le partite dei miei portieri, quindi la settimana comincia con la correzione degli errori fatti in partita. Ovviamente ho già il mio programma di lavoro, ma la partita del weekend mi permette di sapere dove porre maggiormente il focus.

Questo aspetto influisce anche sulla programmazione a lungo termine. A inizio anno il lavoro maggiore è di osservazione, sia in allenamento sia in partita. Poi, a seconda del livello, delle lacune e dei punti forti che noto, programmo gli obiettivi stagionali. In generale alla fine dell’anno mi aspetto che i ragazzi abbiano migliorato l’aspetto coordinativo, tecnico e l’interpretazione del ruolo.

CI FAI UN ESEMPIO DELLA TUA SEDUTA DI ALLENAMENTO?

Per prima cosa faccio sempre dei giochi o partitelle come attivazione. 3vs3 o 2vs2 a campo ridotto, oppure altri giochi (anche popolari). Poi inizio con una scaletta di esercitazioni variabili, ma abbastanza costante:

  1. Tecnica del tuffo a destra e sinistra, insistendo sempre sulla parte debole di ognuno
  2. Presa e allenamento sulla seconda palla
  3. Uscite basse/chiusure sul primo palo/uscite alte (non ancora per i più piccoli)
  4. Rete a rimbalzo a mano, anche per i più piccoli (che si divertono come matti)
  5. Tiri in porta da tutte le posizioni
  6. Addominali (solo per gli Esordienti A)

Tutto ciò, come detto, viene eseguito dopo avere corretto eventuali errori durante le partite.

QUANTO È IMPORTANTE PER UN PREPARATORE DEI PORTIERI AGGIORNARSI?

Direi che aggiornarsi è fondamentale. Il nostro lavoro consiste nel far crescere sempre meglio i nostri ragazzi ed evitare che si facciano male. Negli ultimi anni si sono scoperte nuove tipologie di allenamento che hanno aiutato non poco tutto il mondo portieri. Del resto addirittura i palloni si rinnovano continuamente, quindi anche noi dobbiamo stare al passo.

CHE DIFFERENZE RISCONTRI TRA I PORTIERINI DI OGGI E QUELLI DEL PASSATO? COME TI ADEGUI A QUESTO CAMBIAMENTO?

Posso dirti che la tradizione non mente: anche i portierini di oggi sono un po’ “matti”. La differenza principale è che oggi sempre più spesso vengono a giocare già con l’idea di fare il portiere. Questa è una grandissima cosa. Una volta magari in porta giocava “il più scarso fuori” (per dirla come la direbbero i bambini). Inoltre prima si facevano più proposte, sin da piccoli, basate sul lavoro fisico. Ora si lavora molto di più con il pallone. Come mi adeguo? Nessun problema, loro sono “matti” e io lo sono quanto loro, quindi si va d’accordo!

Continua a leggere la seconda parte dell’articolo qui: Simone Vargiolu: allenare i portieri del futuro – Esercizi

Gianluca Raspatelli

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