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Sono solo numeri – Pt.1

Modulo e numeri fanno la differenza nel calcio?

Sento spesso dire che “con la difesa a 3 non si vince”, come se bastasse schierare 4 difensori in linea per vincere partite e campionati. Oppure anche “senza un play centrale è impossibile fare un buon possesso palla” come se bastasse schierare un giocatore davanti alla difesa per garantirsi la gestione del possesso. Per fortuna il calcio è molto più complesso, ed è per questo che è così bello. 

Soprattutto in Italia, per gli amanti e gli appassionati al gioco del calcio gli aspetti tattici rappresentano il non plus ultra. Non mi riferisco soltanto alla Serie A o agli opinionisti in TV, rifletto invece sui discorsi e le tematiche affrontate nel calcio giovanile e dilettantistico. Quando mi confronto con un collega (giocatore o allenatore dilettante) finiamo sempre, prima o poi, a parlare di tattica, movimenti da eseguire in possesso, scalate da fare in non-possesso. In Italia si da’ tanta importanza alla tattica. Chiunque pensa di saperne di più, si scandalizza per le scelte dell’allenatore e, il più delle volte non le condivide.

Ho avuto la fortuna di vivere, per un anno, il calcio anche in Inghilterra, e lì è completamente diverso. I coach e i compagni di squadra che ho avuto, non hanno mai parlato di tattica o movimenti da fare, ma richiedevano e esaltavano l’impegno, il coraggio e la grinta, sottolineavano sempre gli aspetti agonistici.

Culture e modi di vivere la vita e lo sport in maniera differente. Non credo sia giusto, né utile, dare giudizi di merito. In Italia si da’ tanta importanza alla tattica perché spesso e volentieri gli italiani non hanno mai avuto una stazza (vedi popoli del Nord Europa) e una capacità atletica (vedi popolazioni dell’Africa centrale) maggiore rispetto alle altre nazioni, né una capacità tecnica impareggiabile (e.g. Brasile o popoli slavi), così hanno saputo cogliere grandissimi risultati in campo internazionale grazie all’ingegno dei loro condottieri, ovvero alle competenze tattiche dei propri allenatori.

Perciò qui da noi, nel calcio giovanile, da quando iniziano a giocare a 11 (se non prima), i ragazzi vengono bombardati di richieste tattiche. Essendo il calcio uno sport di squadra e di invasione, il calciatore deve necessariamente avere competenze tattiche per poter praticare il gioco con cognizione di causa. È importante però che le nozioni trasferite ai ragazzi siano dettagliate e precise, ma anche il più universali possibili: tutto ciò che si insegna ai ragazzi durante l’anno deve diventare bagaglio personale dell’atleta.

Tuttavia, come la società in cui viviamo si evolve, e anche molto rapidamente, allo stesso modo il calcio progredisce: nel calcio moderno imparare un modulo non è utile, né formativo per i ragazzi. La staticità, mentale e fisica, è da evitare. Bisogna educare invece al movimento, alla lettura degli spazi, alla creatività. Un giovane calciatore deve sapere che non è legato con un puntello alla sua posizione nel modulo di gioco, ma deve leggere ciò che sta succedendo in campo e muoversi, agire, di conseguenza.

Nel prossimo articolo saranno proposte alcune letture di gioco differenti e diverse proposte per allenare queste capacità.

Andrea Rigatuso

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