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Sono solo numeri – Pt.2

Modulo e numeri fanno la differenza nel calcio? – Esercizio pratico

Come introdotto in Sono solo numeri – parte 1, penso che nel calcio moderno parlare di moduli sia abbastanza inutile. Un modulo di gioco è statico e facilmente riconoscibile dal posizionamento dei giocatori in campo. I ragazzi, invece, hanno bisogno del contrario: comunicare spostamenti e richieste ai compagni, riconoscere spazi di campo da occupare o liberare, sentire (n.b. nell’accezione inglese del verbo to feel) il tempo delle giocate, percepire ciò che sta accadendo nel campo.

Quando ho iniziato ad allenare ero convinto che avrei utilizzato senza dubbio una difesa a 4 e 3 attaccanti, di cui due esterni e uno largo. Perché? Perché mi sembrava l’unico e migliore modo di coprire il campo in maniera razionale in fase difensiva e attaccare ampiezza e profondità con successo. Nel corso della stagione poi ho capito una cosa, che i numeri sono soltanto quello, numeri. Sono più importanti i principi di gioco, è più importante schierare i giocatori nelle posizioni a loro più congeniali, è più importante dare un equilibrio alla squadra.

Concentrando dapprima la nostra attenzione sulla fase difensiva, vediamo cosa intendo. Prendiamo ad esempio la scalata in uscita sull’esterno. Lavorando per schemi e moduli potrei proporre un 11 vs 0, con sagome o paletti al posto degli avversari, schierando la mia formazione con il modulo prescelto. Chiamo la palla sull’esterno, il mio terzino esce e il centrocampista va al raddoppio evitando che l’avversario possa rientrare dentro al campo. Invece, preferisco lavorare per principi, al di là dello schema scelto per giocare la partita: per questa situazione, quindi, alleno l’uscita di un giocatore sull’esterno e il raddoppio di un compagno.

Gioco a tema: all’interno di un campo più largo che lungo si gioca un possesso palla (gialli vs blu nel disegno) con l’obiettivo di fare meta. Prima di poter andare a conquistare il punto però è obbligatorio giocare la palla su uno dei due jolly esterni. Se l’esterno riesce ad entrare in conduzione dentro il campo e l’azione si conclude con la meta, questa vale doppio.

Con questo vincolo si fa in modo che la squadra in non possesso debba cercare di portare due uomini sull’esterno con velocità per non permettere il rientro dell’esterno avversario. Al di là dei ruoli e della posizione in campo è importante trasferire il concetto ai giocatori. Il principio è: isoliamo un giocatore esterno che riceve palla sull’esterno e facciamo in modo che non possa rientrare verso il campo.

È facile comprendere come il principio sia valido con qualsiasi modulo e schema di gioco: con l’1-4-3-3 uscirà il terzino e la mezzala di parte; nell’1-3-5-2 potrebbero essere l’esterno a tutta fascia e la mezzala di parte; nell’1-4-4-2 la catena dei due esterni oppure il terzino e il centrocampista centrale, e così via con ogni modulo…

Andrea Rigatuso

Potrebbe interessarti anche: “Lo spazio al servizio dell’allenamento: l’ampiezza”.

Foto: Freepick

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